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domenica, 30 marzo 2008

Sono tornato...

...e il mio perineo è più idratato di prima.


Ma facciamo un passo indietro.

Si dà il caso che questo ibrido hippie-ispanico-spazzacamino-aspiranteVichingo sia un appassionato di tisane, decotti e prodotti erboristici miscellanei.
Si dà anche il caso che il suddetto psiconauta alla ricerca di paradisi artificiali erboristicamente indotti sia incappato in un fichissimo e-shop che vende prodotti alimentari "biologici" ed erbe varie.
Si dà inoltre il caso che il primate sopracitato si chiami Unai, un nome che (per quanto indossato da uno stallone dalla ineffabile virilità) non svela il sesso del suo padrone quando letto da un non basco (e che comunque non sia un antropologo che si dedica alla cultura basca, o robe del tipo).
Si dà nondimeno il caso che l'eukariota di cui sopra¹ abbia deciso, senza traccia d'indugio alcuno, di investire una significativa porzione del suo stipendio nell'acquistare i più irresistibilmente inutili prodotti bio, alimenti ecosolidali, infusi e cose di questo genere. Ah. E non dimentichiamo i Soffoconi. Sì, ho comprato dei Soffoconi su Internet. Chi di voi non cederebbe alla tentazione di comprare un pacco di soffoconi scagli la prima pietra.

Ouch.
Ouch.
Ouch.
Ouch ouch.
Ouch ouch! OUCH! Ouch! Eccheccazzo basta! Ho capito!

Comunque i soffoconi sono un gran bell'alimento: gallette a base di riso integrale e miglio, ovvero mangime per uccelli con la consistenza (ed il sapore) del polistirolo.
Lo so. Sono il genio degli acquisti creativi.

Ma veniamo al dunque.
Eccolo: dunque.

Gentilissima Sig.ra Unai, siamo lieti di di darle il benvenuto come nostra nuova cliente e ci auguriamo che bla bla bla [...]

Sono stati così premurosi da includere nello scatolone, insieme ai miei balzani acquisti, un campione omaggio di crema idratante perineale per preparare al parto.
Andrebbe messa dalla 35sima settimana di gravidanza in poi, ma io ed il mio perineo peloso non abbiamo saputo aspettare.
Mi sono subito messo nella posizione yoga del dromedario palustre e mi sono subito cosparso il perineo con l'unguento miracoloso per testarne gli effetti.

Ora sono una persona nuova.

C'è stato l'Unai 1.0 fino al giorno in cui sono partito per la Danimarca. Unai 2.0 da allora fino al 2007. Unai 2.9beta attraverso tutto il 2007 e parte del 2008 (versione sperimentale, mai rilasciata al pubblico).
Avere il perineo ben idratato ha fatto di me una persona migliore, più saggia e matura, con più funzionalità, più stabile e con molti meno bug, tanto da richiedere un ulteriore cambio di versione. Oggi sono Unai 3.0. Installazione in corso...

  




¹ Senza offesa per i rispettabilissimi protozoi, che hanno loro malgrado la nefastissima sorte di condividere lo stesso dominio biologico col nostro caro ispanico parlante.
Elucubrato da: denmark alle ore 05:16 | link | commenti (20)
categorie: cultura, cibo, lingua, pr0n, perineo, spazzacamino
«Marca il territorio! »
lunedì, 24 luglio 2006

Quando le formiche fanno la cacca

...non se ne accorge nessuno.


Tranne le api più golose.

Qui in Danimarca c'è una sofisticata leccornia che davvero merita di essere gustata:
vomito ottenuto dalla rigurgitazione di escrementi di insetto parzialmente digeriti.
L'ho provato.
È delizioso. Giuro!
È un particolare miele che certe api producono cibandosi dei nutrienti escrementi di insetto che si trovano su nonsoquali alberi. Nettare? Bah, troppo rozzo e modesto per le api, meglio una più raffinata scagazzata di formica.
Ne ho comprato un vasetto e lo mangio come si usa in alcune parti dell'Emilia: spalmato su una fetta di pane¹ con aggiunto formaggio grana e qualche goccia di aceto balsamico.
A proposito di pane: sono rimasto traumatizzato vedendo come alcune signore danesi con cui ho pranzato tagliassero il pane (trattavasi stranamente dello stesso pane bianco comunemente consumato in Italia) con le posate! Sì, forchetta e coltello usati per fare a piccoli pezzettini la pagnotta... Io invece il mio panino l'ho mangiato con le mani da bravo sudeuropeo, sennò che gusto c'è! Insomma!


¹ Pane di farina di grano. È considerato qualcosa di esotico per la tipica cucina danese, ma per fortuna ultimamente sembra essere di moda. Il tipico pane mangiato dai danesi è invece un pane nero chiamato smørrebrød: è fatto con farina di segale, un cereale non più di tanto consumato in Italia. Tipicamente si usa come base su cui si mettono aringhe e qualche rondella di cipolla cruda.

Oggi, passeggiando allegramente per le affollate vie di uno spensierato paesino danese, mi sono improvvisamente reso conto di quanto non solo io non capisco una sola parola di danese, ma anche i danesi non capiscono una parola di italiano. Ovvio. Ma, non so come, oggi me ne sono davvero accorto.
L'italiano è una bella lingua, suona bene e non ha né consonanti gutturali né virtuavocali sibilline definite cripticamente nell'iperspazio impenetrabile dell'impalpabilmente trascendentale pseudocosmo dell'equivocabilità². Inoltre è piuttosto melodico: gli stranieri dicono di noi che quando parliamo "cantiamo". Se poi ci si aggiunge il mio forte accento modenese, allora alle orecchie di uno scandinavo le mie parole debbono suonare veramente melodiche e romantiche. Fermo restando che l'espressione sia sorridente ed il tono amichevole, posso mandare a quel paese una vecchietta con il più scurrile turpiloquio che questa mi sorriderà annuendo e tentando di spiegarmi che non capisce il mio idioma, ma con un'espressione lusingata e compiaciuta derivante dalla convinzione che le mie buffe parole siano una poesia d'amore.
Per strada posso canticchiare oscenità, o cambiare opportunamente³ il testo di una canzone al volo quando passa una bella biondina danese, e tutto rimane inavvertito.
Rimango il giocondo italiano che canta e sorride.

È troppo divertente.


² Lo so, suona un po' come il nome di un corso di laurea nel settore umanistico... Non me ne vogliano i miei amici umanisti, è solo una coincidenza! :)
³ Opportunamente = con le opportune oscenità.

Foto, oggi ne ho tre molto belle.

thumbnail        Christiansborg
Questa è una veduta di un canale nei pressi di Christiansborg a Copenaghen. È una zona molto più bella da vedere di quanto si possa mostrare in foto... Imperdibile (insieme al canale di Nyhavn) per chi visita Copenaghen!

thumbnail        Royal library
Un'altro canale di Copenaghen, che separa Cristianshavn (sulla sinistra) da Cristiansborg (sulla destra). L'edificio nero e che si vede in alto a dx è la royal library e viene chiamato the black diamond.

thumbnail        Surreale
Quest'ultima foto coglie una veduta dell più tipico paesaggio naturale di questa zona: bosco e palude. È bellissimo passeggiare in questa natura così selvaggia, fra ninfee e felci, cervi e scoiattoli rossi, ma sconsiglio la stagione estiva per via delle scandinave zanzare cannibali.
50 punti al primo che vede cosa c'è di strano in questa foto, se vogliamo un po' "Escher-iana" (M.C. Escher è il mio pittore preferito).
Elucubrato da: denmark alle ore 21:23 | link | commenti (7)
categorie: foto, cibo, copenhagen, pr0n
«Marca il territorio! »
venerdì, 30 giugno 2006

False friends

Ogni idioma ha i suoi trabocchetti. Guardate per esempio questo confronto fra italiano, spagnolo e inglese:

Italiano Spagnolo Inglese
lungolargolong
largoanchowide
grandegrandelarge

Oppure questo:

Italiano Spagnolo Inglese
peperonepimiento(sweet) pepper
pepepimientapepper
peperoncinopimentón picante
oppure
guindilla
chili
paprikapimentón (dulce)paprika
salamesalchichónpepperoni
salame milanesesalamisalami
salsicciasalchichasausage

Un bel casino, specialmente quando all'università ti parlano in inglese, gli amici ti parlano in spagnolo, al supermercato ti parlano in danese, scrivi un blog in italiano e i Modena City Ramblers nel tuo lettore MP3 ti cantano in dialetto¹... Gulp!

Anche in danese ho trovato un grande false-friend. Si tratta di una bevanda che i danesi chiamano kaffe che altro non è che un infuso filtrato ottenuto dalla stessa pianta dalla quale in italia ricaviamo il caffè che quotidianamente gustiamo. Ciò che proprio non mi spiego è perchè i danesi abbiano chiamato tale bevanda kaffe e non banana split o involtino plimavèlah...

Italiano Danese
caffèitaliensk "espresso" kaffe
33cl di sbrodaglia marrone insaporekaffe


¹ Dialetto modenese.


Sempre a proposito di caffè, cosa molto tipica fra gli studenti qui, è portarsi sempre appresso un thermos di caffè², cosa, devo dire, non sempre utile, dal momento che in molti dipartimenti il caffè² (così come tè, tisane, latte, biscotti, ecc.) è gratis.
E a proposito di thermos, ecco un aneddoto. Nella casa dove risiedevo prima (negli ultimi cinque mesi, ho dormito in 6 "letti"³ diversi!) la padrona di casa, che era fuori come un balcone, proibiva di tenere in giro per casa tali thermos, in quanto eccessivamente fallici. Era di vitale importanza non lasciare mai un thermos sul davanzale o accanto alla finestra, altrimenti "chissà i vicini cosa pensano"... Oooohhh... Cosa penseranno mai i vicini? Che una vecchia signora abbia la casa piena di giocattolini erotici e che si metta nel culetto un thermos spesso come il collo di un bambino? Ma per piacere...
A me non sembrano poi così fallici 'sti contenitori... Giudicate voi.


² Nel senso di kaffe. Concedetemi questa licenza poetica.
³ Ho dormito due mesi su un divano. Cioè, non è che abbia dormito per due mesi senza mai svegliarmi: ho, per due mesi, dormito ogni notte su un divano. Ok?


Qualche foto...

Unai, a lume di candela. L'uso delle candele è una delle cose più danesi che io abbia visto qui in Danimarca. Non spaventatevi, se mai vi capiterà di essere ospiti in una casa danese, se quando vi alzate per una minzione4 notturna vi ritrovate in una salotto cosparso di candele che illuminano il buio con un'atmosfera da film dell'orrore: non è in corso nessun sacrificio umano e non state assistendo ad alcuna oscura liturgia di una setta segreta. Pisciate tranquilli. Mi è capitato più di una volta di vedere, tornando tardi dopo una notte di sollazzante diporto, giardini illuminati da grosse candele da esterni. Anche a tavola si suole mangiare con un paio di candele accese sul tavolo; nei pub e ristoranti ogni tavolo ha una candelina costantemente accesa, e come decorazione/illuminazione tutto il locale è cosparso di candeline qua e là. Dev'essere perché qui sono tradizionalmente più abituati a dover sfruttare come tempo utile le ore dopo il tramonto, e quindi durante i secoli si sono abituati ad essere circondati da candele, potenti strumenti capaci di ritardare la fine della giornata dalle tre (ora del tramonto in inverno) alle sei (ora di cena).

Gemello malvagio di Unai (uguale ad Unai per tutto tranne che per il pizzetto mancante), contemplando il paesaggio notturno di Copenhagen dall'alto di una ruota panoramica di Tivoli, il parco attrazioni nel centro della capitale.

Tipico esemplare della fauna locale5: ce ne sono a bizzeffe nei campi, per non parlare dei cervi, che sono un paio di migliaia in questa zona.


4 Pisciatina.
5 Lo so, come tipico esemplare della fauna locale speravi di trovare una bella biondina danese poco vestita. Mi dispiace deluderti, ma sarebbe stato troppo prevedibile :P



Infine, un veloce intervento sul meteo.

È arrivato il caldo! Siamo entrati finalmente nella stagione cosiddetta delle palle bagnate ("sommer", in danese), così chiamata perchè viene subito dopo la stagione in cui fa così freddo che ti si formano due stalattiti di ghiaccio sotto i testicoli ("forår", in danese). Oggi pomeriggio abbiamo raggiunto 24 gradi piacevolissimamente centigradi, nonostante stamattina ce ne fossero soltanto 11. I miei colleghi meteorologi alla TV dicono che per il fine settimana un sole tiepido e splendente consentirà a tutti gli italiani presenti in territorio danese di uscire timidamente allo scoperto per fare una bella gita, magari per visitare l'isola di Møn e le sue bianche scogliere di gesso.
Elucubrato da: denmark alle ore 20:01 | link | commenti (4)
categorie: cultura, foto, cibo, pr0n, dtu
«Marca il territorio! »
giovedì, 29 giugno 2006

L'invasione dei finocchi cannibali

Continuano ad arrivarmi finocchi in dono. Beh, il finocchio in pinzimonio mi piace, ma ormai, a forza di essere sommerso da finocchi, sta diventando qualcosa di traumatico.

Sono intorno a me... Mi osservano... Aspettano che io abbassi la guardia, mi addormenti e...

FIN!

FINN!!

FINNN!!

Aaaaaaaaaaaaaaaaaaarrrrrggggghhhhhhhhhhhhh!!



Scherzi a parte, Wilson, il finocchio parlante, è un mio caro amico, e facciamo spesso lunghe chiacchierate. E' un gran simpaticone, è stata sua l'idea di farsi fotografare con quell'espressione famelica. Ah ah. Che giocondo burlone quel Wilson.
Elucubrato da: denmark alle ore 11:42 | link | commenti (7)
categorie: foto, cibo
«Marca il territorio! »
venerdì, 14 aprile 2006

La settimana del tacchino

Niente a che vedere con oroscopi cinesi o almanacchi cabalistici.
Quando faccio spesa compro sempre le confezioni formato famiglia numerosa per alleviare un po' quella sensazione chiamata ma-porca-miseria-in-italia-ste-cose-costano-la-metà, sensazione che si sperimenta non appena si mette piede in territorio scandinavo. La conseguenza è che ora la mia vita è scandita da settimane tematiche. Quella ventura è, appunto, la settimana del tacchino perché ho comprato un chilo di tacchino e mi tocca mangiarlo prima che scada. E no, non posso congelare quello in sovrappiù perché dove ora alloggio non posso disporre di spazio nel congelatore.


Spendiamo due parole sul meteo, che è da un po' che non ne parlo più... Martedì abbiamo avuto l'ultima gelata: se Dio vuole, non dovrò più scrostare lastroni di ghiaccio dal parabrezza (a proposito: qui, stranamente, anche nella parte interna del parabrezza si forma la lastra di ghiaccio! Sarà per l'umidità...). L'ultima nevicata invece è stata domenica.
Per le prossime settimane pronostico calde giornate di sole, cocktail con ombrellini e lotta nel fango in bikini.

Questa previsione vi è stata offerta da Unai, il vaticinante meteoròlogo.


A proposito, mi è stato narrato dalla popolazione aborigena danese che per due volte negli ultimi anni (una verso la fine degli anni novanta ed un'altra negli anni ottanta) c'è stato così freddo (fino a -20°C/-25°C) e si è protratto per così tanto tempo che il mare che separa la Danimarca dalla Scandinavia si è ghiacciato. Mare! Acqua salata!! Anche quando sono stato a New York c'era un freddo birichino, ma al massimo c'erano dei lastroni di ghiaccio che galleggiavano sul mare. Qui invece si parla di una crosta di due metri di spessore¹! E altra cosa curiosa è che si trattava di ghiaccio completamente trasparente, attraverso il quale era possibile vedere il mare sottostante. Durante quell'avvenimento così speciale, un sacco di gente, per farsi una passeggiata di un'oretta, se ne andava in Svezia a piedi, camminando sulle acque (ghiacciate), da Helsingor (DK) a Helsinborg (SE). Peccato che quest'anno non abbia fatto così freddo: mi sarebbe piaciuto assistere all'inusuale accadimento climatico!
Le uniche cose che io ho visto di ghiacciato, a parte le mie orecchie, sono laghi: in questa regione ci sono diversi grandi laghi, la gente si mette un bel paio di pattini e via a pattinare sul ghiaccio per ore... Il bello è che (a differenza di pattinare in un palaghiaccio o in un laghetto) puoi percorrerti chilometri e chilometri slittando sul ghiaccio e godendoti il panorama (attenzione a non dimenticare che la strada che percorri all'andata è altrettanta al ritorno!).

¹ Teniamo comunque presente che quando un pescatore pesca un pesce di 1,5m x 80kg la verità è che ha pescato una trota striminzita, ma il suo subconscio, volendo supplire la sua insicurezza sessuale, lo forza a raccontare una balla abominevole, in un'esplosione di allegoria fallica.
Veniamo ora alle foto del giorno.

Direi che possiamo cominciare con una foto di Unai sbronzo, giusto per rompere il ghiaccio. Ho notato che da sbronzo vengo sempre con gli occhi rossi... Sarà per il dilatamento di pupille aggiuntivo! Comunque, perchè ritoccare le foto per rimuovere gli occhi rossi? Ti danno quel look da coniglio albino che fa tanto trendy.

Canale di Copenhagen in una giornata uggiosa.

Chiesta luterana a Copenhagen, stessa giornata, cielo diverso. C'è un detto in Danimarca (condiviso probabilmente anche in altre parti dell'europa settentrionale) a proposito della volubilità del tempo atmosferico danese. Dice "If you don't like the weather, just wait ten minutes": insomma prima di brontolare per il tempo schifoso, aspetta dieci minuti e vedrai che cambia (e allora sì che potrai brontolare perchè è cambiato in peggio).

Per concludere, la mia fotografia preferita fra quelle che ho scattato da quando sono arrivato in Danimarca: Nyhavn, anche questa scattata a Copenhagen. Ho usato il bianco e nero benché solitamente io sia riluttante a farlo (troppo spesso se ne abusa a sproposito): ciononostante credo che in questo caso il b/n sia stata la scelta migliore.
Elucubrato da: denmark alle ore 19:32 | link | commenti (9)
categorie: cultura, foto, cibo, copenhagen, lyngby
«Marca il territorio! »
giovedì, 23 marzo 2006

Sono irresistibile...

...per le ultrasessantenni!

Ebbene, il mio fascino da bravo ragazzo, sorridente e italiano, ha ammaliato la donna delle pulizie, una simpatica vecchietta danese con la quale chiacchiero ogni lunedì mattina. Ormai c'è una certa ritualità nella cosa: le offro un caffè italiano e trascorriamo una mezzoretta a parlottare del più e del meno (siamo diversi inquilini nella casa dove vivo, ma sono l'unico che se la caga 'sta povera anziana signora (che tralaltro è pittrice... donna delle pulizie e pittrice!)).

Insomma, siamo diventati intimi: l'altro giorno addirittura mi ha portato in dono un finocchio.
Un finocchio.
Mica un ortaggio qualsiasi.
Dev'essere proprio una cosa seria allora! Un finocchio non me l'avevano mai regalato... Mi chiedo: sono pronto a questo? è questo che voglio veramente dalla vita?

Uhm... .
In pinzimonio¹.

Il fatto è che qualche lunedì mattina addietro mi ero lamentato con questa anziana danese che qui in Danimarca non riesco a trovare alcuni degli ortaggi che mi piace mangiare, e le ho parlato di sedano², finocchio, fagiolini e radicchio.
Così, morale della favola, mi ha fatto una botanica sopresa procurandosi un finocchio in qualche negozio di prodotti esotici d'importazione e portandomelo in dono.

¹ Non so se sia conosciuto in tutta Italia oppure solo in Emilia, comunque il pinzimonio è un modo di mangiare la verdura: inzuppandola in una piccola terrina (chiamata "salino") contenente un condimento a base di sale, olio e/v di oliva, aceto balsamico e lambrusco. Beh, il lambrusco non va nella terrina, ma in un bicchiere poco distante, ma condisce altrettanto il pinzimonio (ma anche tigelle [crescentine per i montanari], gnocco fritto, borlenghi e altre specialità da trattoria modenese), ti lubrifica lo stomaco e ti sollazza il neurone.
² Dehehihohu! Non mi ricordavo la parola per dire "sedano" ed è stato decisamente spassoso spiegare a gesti alla donna delle pulizie a quale verdura mi riferivo! Immaginatemi, tutto intento a mimare un sedano e facendo il possibile per non risultare volgare! :p

Per quanto riguarda il meteo, è da martedì che non si verificano più nevicate e la temperatura oscilla fra i -5°C e i 3°C, a seconda che sia una giornata soleggiata o meno. L'ultima nevicata è stata particolarmente bella, perchè sembrava di essere in un frutteto in una giornata di sole in primavera, con una pioggia di petali bianchi illuminati dal sole, siccome stava nevicando (dalla nuvolona sopra le nostre teste) mentre da poco sopra l'orizzonte il sole stava illuminando obliquamente i fiocconi di neve in caduta.


E come foto del giorno, eccone una di una cena a casa di un'amica: cliccami con impeto.

Now listening : ROBERT POST - GOT NONE (acoustic)
Elucubrato da: denmark alle ore 19:27 | link | commenti (16)
categorie: cultura, foto, cibo
«Marca il territorio! »
lunedì, 13 febbraio 2006

Lecture break

Sto scrivendo dall'universita' (niente lettere accentate da qui, in compenso beccatevi questa ondata di psichedelia æåøøæÅØÆÅæåøæÅØÆåæåøæ!!): sto seguendo una lezione di "Perl e Unix per la Bioinformatica" e in questo momento siamo in pausa.
Sto ancora digerendo un pranzo molto, hum... originale che ha cucinato una mia coinquilina lituana. In futuro vi descrivero' piu' dettagliatamente il discutibile rapporto che gli scandinavi (come tutti gli altri popoli del nord europa, credo) hanno con il cibo. Beh, discutibile per un emiliano! Non metto in dubbio che loro stiano bene cosi'... Anche se credo che qualunque danese, lituano, o inglese, dopo aver trascorso qualche settimana in Italia, una volta tornato in patria noterebbe l'abissale differenza di qualita'. Il fatto e' che in Italia abbiamo un sacco di ricette che consistono di pochissimi ingredienti, ma ingredienti particolarmente gustosi e di qualita'. Ad esempio la pizza: una deliziosa margherita altro non e' che farina, pomodoro e mozzarella. Qui invece se una pizza non ha almeno 10 condimenti esotici e variopinti non e' una pizza degna di un danese! E ovviamente niente mozzarella ma uno strano formaggio anonimo che e' una via di mezzo fra sottiletta e feta. Questa e' piu' o meno la prassi per ogni ricetta da queste parti... Prendere un grande pentolone, buttarci dentro buona parte del contenuto del frigorifero (la scelta deve essere rigorosamente casuale e priva di qualsivoglia fondamento -- non c'e' una gran sensibilita' per gli accostamenti: l'ananas ad esempio e' un jolly, lo si mette dappertutto) mescolare, aspettare che si cuocia e mangiare. In Italia adottiamo uno schema un po' piu' per fasi: trita questo, soffriggi quello, nel frattempo inforna quell'altro, eccetera.

Comunque, tutto questo era partito dal pranzo lituano di oggi:

Ragazza Lituana: "Unai ti va di unirti a noi, che cucino io?"
Unai: "Di lusso! Cosa ci fai di buono?"
RL: "Lasagne."
U: "..."
RL: "?"
U: "..."
(lo scetticismo e' inevitabile quando ad un emilano vengono offerte delle lasagne cucinate da un lituano)
RL: "Dai cosi' mi dici se sono uguali a come le mangiate in Italia!"
U: "Perfetto! Io lavo i piatti allora"

Curiosi di sapere com'erano queste "lasagne"? O forse dovremmo chiamarle "vtrwbytnåpluymåtrmløplynyvdgzeåpåø"?
Ho seguito con nonchalance la preparazione...
Innanzitutto ha messo a bollire degli spaghetti. Si', degli spaghetti.
Tempo di cottura scritto sulla scatola: 8 minuti.
Tempo di cottura che ho misurato: 27 minuti.
Quando gli spaghetti hanno raggiunto il diametro del mio dito mignolo sono stati scolati e spappolati un po' con una forchetta, fino ad ottenere una massa deforme che ricorda molto un cervello.
Immagino vi stiate dicendo "spaghetti e pasta all'uovo sono due cose ben diverse!"... Ma i lituani pensano a tutto!
Sono state sbattute tre uova e buttate sulla pappetta di spaghetti stracotti, ottenendo il tipico effetto ho_mangiato_una_carbonara_e_la_ho_vomitata_nella_pentola_e_ora_la_spaccio_per_lasagne.
Per completare il condimento di queste tipiche lasagne emiliane sono stati fritti due grossi wurstel e tagliati a rondelle. Infine sono stati mescolati insieme il pastone con pasta e uovo, i wurstel, della passata di pomodoro (di quella completamente cruda, che dovresti lasciare due ore a fuoco lento) e del formaggio che era una via di mezzo fra il gorgonzola e quei formaggini triangolari che sembrano le pedine del Trivial Pursuit.

RL: "Ti piace?"
U: "Mamma mia! E' squisito! Queste lasagne sono davvero simili a come le mangiamo noi in italia! Complimenti!!"
RL (lusingata): "Grazie!"




Ora torno a lezione...
A presto!
Unai
Elucubrato da: denmark alle ore 15:31 | link | commenti (7)
categorie: cibo
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